Il diritto di famiglia è un campo in costante evoluzione, scenario di bilanciamenti delicati tra interessi individuali e tutela dei legami preesistenti. La recente pronuncia della Corte Costituzionale, la Sentenza n. 134 del 21 luglio 2026, si inserisce proprio in questo contesto, affrontando una questione di grande rilevanza pratica e giuridica: il veto dei figli dell'adottante nell'adozione di persona maggiorenne. Questa decisione rappresenta un punto fermo nell'interpretazione della normativa vigente, riaffermando principi fondamentali che regolano la formazione e la modifica dei nuclei familiari. L'approfondimento di tali pronunce è cruciale per chiunque si prepari al concorso in magistratura, come ben sanno gli allievi del Corso FGLaw, dove l'analisi della giurisprudenza più recente è al centro del percorso formativo. La sentenza non solo delinea un confine chiaro in una materia complessa, ma offre anche spunti preziosi per la comprensione delle dinamiche sottese alla tutela della famiglia legittima e all'integrità dei rapporti affettivi. Studiare con il rigore metodologico che caratterizza il Corso Magistratura è essenziale per dominare simili argomentazioni nelle prove scritte.
Cosa ha deciso la Corte Costituzionale sull'adozione del maggiorenne?
La Corte Costituzionale, con la Sentenza n. 134 del 21 luglio 2026, ha dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale sollevate in riferimento all'articolo 291 del Codice Civile, confermando la piena validità della norma che subordina l'adozione di una persona maggiorenne al consenso dei figli legittimi dell'adottante che abbiano compiuto l'età di dodici anni e, se minorenni, anche del loro legale rappresentante.
Il contesto normativo: l'Art. 291 e 293 del Codice Civile
L'adozione di persone maggiori d'età è disciplinata dagli articoli 291 e seguenti del Codice Civile. In particolare, l'articolo 291 stabilisce una condizione essenziale: l'adozione può essere pronunciata solo se l'adottante ha ottenuto il consenso dei propri figli legittimi o legittimati, qualora questi abbiano compiuto i dodici anni e, se di età inferiore, l'assenso del loro rappresentante legale. L'articolo 293, invece, prevede che in caso di mancato consenso, il tribunale possa pronunciare l'adozione se ritiene che il rifiuto sia ingiustificato o contrario all'interesse dell'adottando. È proprio su questo punto che si è focalizzata l'eccezione di incostituzionalità, mirando a eliminare o mitigare la portata del veto dei figli dell'adottante.
Qual è la ratio del consenso dei figli dell'adottante?
La ratio profonda che sottende la previsione del consenso dei figli dell'adottante risiede nella necessità di preservare l'equilibrio e l'armonia all'interno del nucleo familiare preesistente. L'ingresso di una nuova figura familiare, pur maggiorenne, può alterare dinamiche affettive e patrimoniali consolidate, rendendo essenziale la condivisione di tale scelta da parte di chi già appartiene a quel contesto.
L'importanza della stabilità familiare e la tutela dei rapporti esistenti
Il legislatore, nel richiedere il consenso dei figli dell'adottante, mira a tutelare la stabilità e l'integrità dei rapporti familiari già consolidati. L'adozione del maggiorenne, infatti, produce effetti giuridici significativi, come l'acquisizione dello status di figlio adottivo e i conseguenti diritti successori, che possono incidere direttamente sui rapporti tra l'adottante e i suoi figli naturali. L'istituto dell'adozione, anche nella sua forma per maggiorenni, non deve essere un elemento di disgregazione, ma piuttosto un arricchimento che deve avvenire nel rispetto degli equilibri preesistenti. La volontà dei figli, in questo senso, è considerata espressione di un interesse legittimo alla conservazione dell'assetto familiare e patrimoniale. 
Perché la Consulta ha respinto l'eccezione di incostituzionalità?
La Corte Costituzionale ha respinto l'eccezione di incostituzionalità perché ha ritenuto che la norma sull'adozione del maggiorenne, così come concepita, operi un ragionevole bilanciamento tra gli interessi in gioco. Non vi è stata una palese irragionevolezza o una violazione di principi costituzionali che potesse giustificare una modifica del quadro normativo vigente, sottolineando la legittimità del potere del legislatore di disciplinare le modalità di costituzione dei vincoli familiari.
Bilanciamento degli interessi: il diritto all'identità e i legami preesistenti
La decisione della Consulta si fonda su un attento bilanciamento tra il diritto all'identità personale dell'adottando, che desidera essere parte di una nuova famiglia, e il diritto dei figli dell'adottante a mantenere integra la propria sfera affettiva e patrimoniale. La Corte ha riconosciuto la prevalenza dell'esigenza di salvaguardare la coesione del nucleo familiare originario, ritenendo che il veto dei figli dell'adottante non sia arbitrario, ma piuttosto un corollario della loro posizione giuridica e affettiva. Questo bilanciamento è un tema ricorrente anche in altre aree del diritto, come nel caso del rimborso delle spese legali del pubblico dipendente, dove la giurisprudenza si sforza di armonizzare diritti diversi.
La posizione dell'ordinanza di rimessione e le sue motivazioni
L'ordinanza di rimessione aveva sollevato dubbi sulla costituzionalità dell'articolo 291 c.c. nella parte in cui attribuisce ai figli dell'adottante un potere di veto quasi assoluto, che non sarebbe superabile nemmeno in presenza di un interesse superiore dell'adottando o di un rifiuto ritenuto pretestuoso. Si proponeva, in sostanza, di introdurre un meccanismo di valutazione giudiziale più ampio, che consentisse al tribunale di superare il dissenso dei figli in specifiche circostanze. Tuttavia, la Corte ha ritenuto che il sistema attuale, che include già la valutazione sull'ingiustificatezza del rifiuto ai sensi dell'art. 293 c.c., sia adeguato e non violi i principi costituzionali invocati.
Quali implicazioni ha questa sentenza per il diritto di famiglia?
Questa sentenza ha implicazioni significative per il diritto di famiglia, in quanto rafforza la centralità dei rapporti familiari preesistenti e la tutela della loro stabilità. Conferma che il processo di adozione del maggiorenne, pur volto a creare nuovi legami, non può prescindere da una valutazione attenta dell'impatto sui familiari già costituiti, delineando confini chiari per l'espansione del nucleo familiare attraverso l'adozione.
Continuità legislativa e interpretazione autentica
La pronuncia della Consulta non introduce stravolgimenti nel panorama normativo, ma si configura piuttosto come un'interpretazione autentica e una conferma della voluntas legis sottesa agli articoli 291 e 293 c.c. La Corte ribadisce l'importanza del consenso dei figli dell'adottante come pilastro per la formazione di nuovi legami familiari, evitando che l'adozione possa diventare un'imposizione che ignori le dinamiche affettive consolidate. Questa logica di continuità e rispetto per l'impianto normativo è fondamentale per la preparazione al concorso in magistratura, un aspetto su cui FG Law, con il suo approccio metodologico, pone massima attenzione. 
Il ruolo della volontà nell'adozione del maggiorenne
La volontà delle parti è un elemento cardine nell'adozione del maggiorenne. Se da un lato è essenziale il consenso dell'adottando e dell'adottante, dall'altro la decisione della Consulta sottolinea come anche la volontà dei figli dell'adottante, pur non essendo un veto assoluto e insindacabile, rivesta un peso preponderante. Il giudice è chiamato a valutare l'ingiustificatezza del rifiuto ai sensi dell'art. 293 c.c., ma questa valutazione deve essere sempre bilanciata con l'esigenza di non turbare irrimediabilmente i rapporti familiari già stabiliti. La chiarezza espositiva e la capacità di argomentazione su temi così delicati sono competenze che gli allievi acquisiscono anche tramite la pratica costante della tecnica di redazione del tema giuridico nell'ambito del Corso Galli.
Come prepararsi ad affrontare temi di diritto civile in concorso?
Per affrontare efficacemente temi di diritto civile in concorso, come quelli che riguardano l'adozione del maggiorenne e la giurisprudenza costituzionale, è indispensabile una preparazione solida e strategica. Questo include non solo lo studio approfondito del diritto sostanziale, ma anche la capacità di analizzare criticamente le pronunce giurisprudenziali, cogliendone la ratio e le implicazioni sistematiche. Il Metodo FGLAW, con le sue lezioni approfondite, la redazione costante di temi e le correzioni personalizzate individuali con docenti illustri come il Prof. Cons. Pasquale Fava, il Pres. Alberto Macchia e la Pres. Prof. Avv. Mariacarla Galli, fornisce gli strumenti indispensabili per eccellere. Ogni pronuncia, come questa della Consulta, diventa un'opportunità per consolidare la propria comprensione del diritto vivente e affinare le abilità argomentative, essenziali per la redazione di elaborati che rispondano ai criteri più elevati. È cruciale essere sempre aggiornati, anche sulle novità introdotte da riforme come la Riforma Cartabia e il Concorso in Magistratura, per costruire un quadro completo e persuasivo.
La Sentenza n. 134 del 21 luglio 2026 della Corte Costituzionale sull'adozione del maggiorenne ribadisce un principio fondamentale nel diritto di famiglia: la tutela dei rapporti familiari preesistenti. Questa pronuncia, di grande attualità e rilevanza, sottolinea la complessità del bilanciamento tra il desiderio di formare nuovi legami e la necessità di preservare l'equilibrio dei vincoli già consolidati. Per i futuri magistrati, la capacità di interpretare e applicare tali principi con rigore e sensibilità è cruciale. La preparazione offerta dal Corso FGLaw è pensata proprio per formare professionisti in grado di navigare con sicurezza in questo panorama giuridico in continua evoluzione, fornendo non solo conoscenze ma anche la metodologia e la capacità critica indispensabili per affrontare le sfide del concorso e, in futuro, della professione.
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