L'assegno di divorzio rappresenta uno degli istituti più dibattuti e complessi del diritto di famiglia italiano, nodo cruciale nelle dinamiche post-matrimoniali. La sua natura e i criteri di determinazione sono stati oggetto di un'intensa evoluzione giurisprudenziale, culminata nelle recenti e fondamentali pronunce delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, che hanno riaffermato con forza il criterio perequativo-compensativo.
In questo contributo a cura del Corso FGLaw, esaminiamo la struttura dell'assegno di divorzio ex art. 5, comma 6 della Legge 898/1970 e l'applicazione dei criteri della Suprema Corte.

L'evoluzione giurisprudenziale: Dal tenore di vita all'autosufficienza e alle Sezioni Unite 2018/2021
Per comprendere la natura attuale dell'assegno di divorzio, occorre ripercorrere le tre grandi tappe dell'interpretazione nomofilattica:
- Il criterio del Tenore di Vita Matrimoniale (Pre-2017): Per decenni l'assegno veniva parametrato alla capacità di garantire all'ex coniuge debole il medesimo tenore di vita goduto durante la convivenza matrimoniale.
- La svolta dell'Autosufficienza Economica (Cass. 11504/2017 - Sentenza Grilli): La prima sezione civile superò il parametro del tenore di vita, ancorando l'attribuzione dell'assegno alla sola mancanza di "autosufficienza economica" dell'ex coniuge richiedente.
- La composizione delle Sezioni Unite (Sent. n. 18287/2018 e Sent. n. 32198/2021): Le Sezioni Unite hanno superato la rigida alternativa tra tenore di vita ed autosufficienza, enucleando la duplice funzione dell'assegno: assistenziale e perequativo-compensativa.

I criteri di quantificazione dell'Assegno di Divorzio
La quantificazione dell'assegno di divorzio richiede al giudice una valutazione globale e comparativa dei seguenti fattori:
- La funzione assistenziale: Garantire i mezzi adeguati per il sostentamento del coniuge che non sia in grado di procurarseli autonomamente per ragioni oggettive (età, salute, fuoriuscita dal mercato del lavoro).
- La funzione perequativo-compensativa: Riconoscere e compensare il contributo personale ed economico fornito da ciascun coniuge alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio comune o dell'altro coniuge. Se l'ex coniuge ha sacrificato le proprie aspettative professionali per dedicarsi alla cura della casa e dei figli, consentendo all'altro di arricchirsi o fare carriera, questo sacrificio deve essere adeguatamente perequato nell'assegno.
- La durata del matrimonio: Elemento correttivo fondamentale che pondera l'entità del contributo e la profondità del vincolo.
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